Alla locanda di Mastro Angelo: Intervista a Maico Morellini

Alla locanda di Mastro AngeloAngolo Urania.

Devo incidere su un tavolo questo nome e dedicarlo solo a certi ospiti.

Dopo Dario Tonani e Donato Altomare, oggi aspetto un altro vincitore di questo premio.

Ce ne sono tanti, di premi intendo dire, ma ormai è indiscutibile che chi riesce a meritarsi questo abbia delle qualità. Certamente come scrittore, ma non credo sia una casualità se alla fine mi ritrovo con personaggi che dimostrano straordinarie qualità umane.

Persone prima che autori.

Sembrerebbe scontato? No, non lo è per niente. Certamente alla Locanda di Mastro Angelo non si entra se non si è selezionati. Ci è scappato qualche astemio, anche qualcuno a dieta, ma sono certo che il nostro Alessandro Iascy sappia chiaramente chi merita di sedere in questa locanda.

E non basta avere vinto un premio, seppure prestigioso come l’Urania. Bisogna avere qualcosa di più, perché chi conosce la Locanda, i nostri millemila affezionati lettori, sanno benissimo che qua, tra queste mura che non sono confini, bisogna lasciarsi andare. Bisogna esprimersi. Bisogna essere, non fingere.

Tutta questa pappardella perché? Per un autore che se lo incontrerete vi lascerà qualcosa, subito a pelle e poi anche più in profondità. Come molti che hanno frequentato questa Locanda.

Ho parlato di Angolo Urania, ma la Locanda, per chi la conosce, non ha angoli, è un ambiente multiforme e variegato. Chi entra non sa mai cosa trovare e anche oggi non resterà deluso.

BeerPer lui, oggi, ho scelto un arredo insolito.

La tolda di una nave.

E su una nave, immobile, ancorata in mezzo al mare, non ditemi che non si può bere birra!

Ho anche gli effetti speciali.

La temperatura è bassa (con quello che costa il riscaldamento lo tengo basso) e dalle finestre aperte entra un vento fastidioso.

Ma se pensate che sia freddo, vi sbagliate.

Oggi l’ospite riscalderà l’ambiente, senza dubbio.

È già seduto. Mi aspetta. Non mi teme (e fa male). Arrivo con la birra. Ovviamente Bionda. Ovviamente fresca. Ovviamente spumosa. Come il mare.

Maico MorelliniMASTRO ANGELO  «Ciao Maico, prima di tutto uno curiosità. Proprio sul tuo nome».

MAICO MORELLINI « Sei venuto armato di birra, e davanti alla spuma Bionda non ci possono essere segreti perciò ecco la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità sul mio nome. Prima di tutto, ho un fratello maggiore che si chiama Jules e già questo, in qualche modo, escludeva che io potessi avere un nome del tutto comune. Poi, almeno così narrano le storie, pare che qualche giorno prima di me fosse nato un bambino di nome Maicol: il desiderio di originalità al prezzo di una lettera spiega la genesi di ‘Maico’.

Ci sono poi leggende più avventurose ma meno documentate: dalla marca di motociclette anni ’70, Maico per l’appunto, all’apparecchio acustico made in America, Maico l’aMico per l’udito. Ultima ma non ultima, anche se l’anagrafe è dalla mia parte e mi mette in condizione di gridare ‘plagio’, Maico 2010, personaggio femminile di una serie di manga e cartoni animati giapponesi. Su quest’ultima ipotesi però, preferisco non dire di più».

Al centro del tavolo una scacchiera. Troppo facile, il riferimento al Re Nero.

Muovo il pedone bianco da E2 a E4 e bevo il primo sorso di birra.

MASTRO ANGELO «Cos’ è la fantascienza per Maico Morellini. O meglio, considerando la tua poliedricità, quale fantastico vivi? Tocca a te muovere».

MAICO MORELLINI «Apertura spagnola, ci sto. E7 in E5. Il mio amore per il fantastico ha radici molto, molto antiche. Il mio punto zero, il momento in cui in modo del tutto inconscio ho deciso che avrei provato a raccontare storie di fantasia, ha una anno preciso. Il 1983. Era l’anno del Ritorno dello Jedi, io avevo sei anni, e Star Wars è stato uno dei primi film che ho visto al cinema. Di certo il primo che ricordo in modo nitido. La grandezza della saga di Lucas mi ha esaltato, letteralmente, mi ha fatto capire che inventare mondi era una delle cose più belle. Il seme ha impiegato diversi anni a germogliare, ma se c’è qualcosa che mi ha fatto innamorare della fantasia, è stato Star Wars.

Sulla fantascienza, ammetto di non amare molto le etichette e le definizioni non mi appassionano. Sono più concentrato nella ricerca di belle storie che abbiano una loro coerenza interna, l’appartenenza di genere è una cosa conseguenziale, non un punto di partenza. Perciò quando scrivo l’unica regola che mi impongo è di offrire al lettore un mondo completo e alternativo, o almeno ci provo.».

Spettri di ghiaccioMASTRO ANGELO «Ho appena finito di leggere Spettri di Ghiaccio (Vincent Books – Collana Miskatonic), un horror classico, sintetizzato in un racconto lungo. Sei decisamente avvezzo ai racconti. Svelami: facilità di scrittura (per te, ovviamente) o tante storie da raccontare?».

Mentre lo lascio pensare, gli infilo l’alfiere da F1 a C4. Lo sto sfidando in uno dei suoi campi preferiti.

MAICO MORELLINI «Aggressivo. Cavallo da G8 a F6. I miei primi esperimenti letterari sono stati racconti horror piuttosto brevi, formato da concorso letterario, perciò come scrittore nascono cercando di condensare in poco spazio qualcosa che riesca a stupire. È stata una palestra fondamentale per me e adesso, a tanti anni di distanza e con meno limiti di spazio, mi è di grande aiuto per trovare il ritmo giusto. Spettri di Ghiaccio è nato appositamente per la Collana Miskatonic. Quando mi hanno proposto di partecipare al progetto sono stato entusiasta e ho deciso che mi sarebbe piaciuto raccontare la storia di una nave fantasma moderna. Il racconto per me è una valvola di sfogo: le idee che ho sono tutte articolate, richiedono un romanzo per essere sviluppate. E un romanzo vuol dire tanto tempo. I racconti mi vengono in soccorso e mi aiutano a scaricare la pressione, a dirottare la creatività senza lasciarla imbrigliata a una sola idea che può richiedere anche un anno di lavoro.».

MASTRO ANGELO «Un editore ti chiede un libro. Vuole che tu scelga un personaggio famoso, da qualsiasi epoca, e lo porti in un mondo futuro. Uno solo. Chi scegli? E in quale mondo?»

MAICO MORELLINI «Ho un’idea che mi ballonzola in testa da più di un lustro ma che non sono riuscito a mettere a fuoco. Perciò prendo questa idea e la propongo a quell’editore di cui parlavi: Franz Anton Mesmer, in un futuro nel quale tecnologia e alchimia sono diventate quasi una cosa sola.».

MASTRO ANGELO «C’è qualcosa che ritieni accomuni tutti i personaggi delle tue storie? Hanno uno scopo comune o vivono autonomamente?».

reNEROMAICO MORELLINI «No, non credo che sia un filo conduttore tra i personaggi delle mie storie. C’è un tema di fondo, quello sì. L’uomo al centro di tutto, che fa e disfa, che è causa diretta di ciò che può succedere. E una fusione tra l’uomo e la macchina. Ci sono i Dissonanti de Il Re Nero, ci sono i Necronauti e ci sono i Consiglieri de La Terza Memoria. Uomo, metallo, tecnologia. Quando mi hanno fatto notare che il tema è ricorrente, io non ci avevo pensato e non me ne ero nemmeno accorto, ho trovato che avessero ragione.».

La birra non si scalda. Intorno a me alcuni mi guardano storto. Sento un mormorio. Chiudere le finestre? Eh no! Se quando leggete un libro l’autore è talmente bravo da trasmettervi un senso di disagio, cosa fate, chiudete il libro per stare meglio? No, questo non può succedere alla Locanda. Non può succedere con Maico Morellini.

MASTRO ANGELO «C’è qualcosa che accomuna i romanzi horror e quelli fantascientifici. Il peso del Silenzio. Quello snervante e carico di tensione dell’Horror e quello a volte apocalittico e altre volte affascinante dello spazio. Che non è necessariamente uno spazio astrale».

Regina in H5

MAICO MORELLINI «Pedone G7 – G6. Io amo l’horror e amo la fantascienza perciò mi viene naturale pensare che abbiano più di un punto in comune. Il silenzio, l’attesa per qualcosa che sta per arrivare o succedere creano tensioni differenti ma che forse, in qualche maniera, parlano alla nostra stessa parte istintiva. Ci sono grandi autori che sono riusciti a far collimare horror e fantascienza in modo perfetto, fondendoli e riuscendo a fare dialogare tra loro i due Silenzi di cui parlavi tu.».

MASTRO ANGELO « Tornando a Spettri di ghiaccio. Una passione particolare per le storie di mare o solo un’idea occasionale?».

MAICO MORELLINI «Io adoro il mare e adoro le storie di mare. Spettri di Ghiaccio nasce anche come omaggio a William H. Hodgson di cui ho recuperato di recente i lavori. Un timido tentativo di riportare il senso del mistero a un mare contemporaneo che, complice l’espansione dell’uomo, ha perso un po’ del suo mistero. Tra i tanti sogni nel cassetto che ho c’è anche quello di raccontare una storia ambientata su una delle piattaforme estrattive a decine di miglia dalla costa. Spero Spettri di Ghiaccio sia un buon auspicio!».

MASTRO ANGELO «Una domanda a bruciapelo: Cogito ergo sum… qual è il Verbo?».

MAICO MORELLINI «Cogito. Senza dubbio. Sono un ferventissimo sostenitore della forza del pensiero, sia in positivo che in negativo. Tra l’altro per motivi differenti ho scomodato Cartesio sia in un mio racconto, L’Ultimo Uomo sulla Terra uscito per la bella raccolta I Sogni di Cartesio, Edizioni della Vigna, che nell’ultimo romanzo La Terza Memoria, uscito a maggio per Urania. Perciò, penso quindi penso.».

Chess-Pieces-Illustration

MASTRO ANGELO «Spesso definiamo fatalità il caso, ma a volte dietro questa definizione si nascondono i mali del mondo. In realtà sto pensando a un’anziana signora che lavora a maglia».

MAICO MORELLINI «Non starai mica parlando della vedova Costi? Il male si nasconde anche nei mercatini di provincia, dietro le tende ingiallite di vecchi soli e incattiviti. Ed è il caso a far incontrare la malvagità con la cattiveria. Sono due cose diverse ma che, unite, possono terrorizzare o far venire più di qualche brivido. Il male è banale, la cattiveria no. Ha bisogno di tanta, tanta devozione e sacrificio per essere coltivata».

MASTRO ANGELO «Un’ultima domanda, poi ti lascio ai saluti ai lettori. Qual è il Sacro Graal di Maico Morellini?».

MAICO MORELLINI «Sai che non ne ho la minima idea? E guarda, credo non sia fondamentale averne uno. Per tornare alle storie marinare, ho imparato e sto imparando a navigare a vista. Magari è un po’ faticoso all’inizio, ma se ti abitui alla nebbia, agli spruzzi del mare e la profumo di salsedine il gioco è fatto.».

Chess_boardMASTRO ANGELO «Sbrigati con i saluti. Abbiamo una partita a scacchi da finire e se fossi più giovane penserei a una rivincita a Tennis. Ma quella te la do già vinta. Anche da giovane ero molto scarso con la racchetta».

Dal banco, portando tre birre, ci raggiunge Andrea, il libraio della Miskatonic. In realtà questo giro lo devo offrire io, per i consigli preziosi che mi ha dato per realizzare quest’intervista.

MAICO MORELLINI «Ti ringrazio molto Angelo sia per lo spazio che mi ha concesso sulla tolda di questa nave, per la bella intervista e anche per la birra! Mi sposto di un paio di spanne e faccio spazio anche ad Andrea che è un bravissimo libraio, una persona squisita e un ottimo amico. Grazie ancora a tutti e alla prossima bevuta!».

Angelo Berti