Jappo World!: “Death Note” di Tsugumi Ōba

death-note-notebookLight Yagami è un geniale quanto cinico liceale diciassettenne. La vita lo tedia e il mondo, con la sua ingiustizia, lo disgusta profondamente.  Ryuk è un dio della morte, che come tutti i suoi “colleghi” conduce da tempo immemorabile un’esistenza vuota e minata dalla noia. In cerca di distrazioni, Ryuk decide di abbandonare nel mondo degli uomini il suo Quaderno Della Morte, all’apparenza un semplice block notes, ma dotato di un tremendo potere, perché scrivere il nome di una persona sul Quaderno significa decretarne la morte. Dopo aver per caso trovato il Quaderno Della Morte, e averne compreso le potenzialità, Light decide di servirsene per cambiare il mondo, mentre Ryuk lo osserva divertito (Fonte: Panini Comics).

Titolo: Death Note | Storia: Tsugumi Ohba | Disegni: Takeshi Obata | Genere: Poliziesco, Soprannaturale, Thriller, Giallo, Mistero, Psicologico | Editore italiano del manga: Panini Comics – Planet Manga | Editore giapponese: Shueisha | Volumi: 12 (il n°13 è una Guida alla lettura) | Regia dell’anime: Tetsurō Araki | Episodi: 37  | Produttore: MadHouse | Distributore italiano: Dynit (2 Box da 4 DVD ciascuno) | Messa in onda giapponese: 2006 | Messa in onda italiana: 2008

Death-note-bannerOmicidi, violenze, rapine… ogni giorno ne sentiamo una. Chiunque conosce la storia di quest’opera, avrà di certo fantasticato sulla possibilità di avere un Death Note e utilizzarlo per fare giustizia, talvolta anche sadicamente personale nei confronti di chi non ci sta proprio simpatico. Ma con il Death Note non si scherza, lo dimostra una serie interminabile di regole e la clausola che condanna chi ne fa uso al Mu, ossia al Nulla, perché come dice Ryuk, lo shinigami (dio della morte) che affianca il protagonista Light Yagami, “Per gli umani che hanno utilizzato il quaderno della morte non esiste né paradiso né inferno”.
Il confine tra fare del bene per salvare il mondo e la nostra personale idea di giustizia è così labile che basta poco perché l’eroe Light, “luce”, cada nell’oscurità e diventi il killer, “Kira”, proprio come il soprannome che il ragazzo usa per sfidare chi invece opera in nome della giustizia in veste ufficiale, ossia il detective L (o Elle, che dir si voglia).

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Eroi e antieroi, giustizia e superbia (il potere del Death Note è prerogativa divina, l’auto-esaltazione è dietro l’angolo), spiritualità e materialità (si può diventare arrivisti), quest’opera ci mostra luci e ombre dell’animo umano, fino ad attraversare il confine tra il bene e il male… per restare in quest’ultimo, dal mio punto di vista (c’è chi considera Light un eroe, indipendentemente da tutto. Se volete dire la vostra, commentate!)Al di là dei temi etici, il punto forza di “Death Note” è dato dai protagonisti Light Yagami e L: entrambi sono estremamente razionali e calcolatori; le strategie dell’uno e dell’altro s’incrociano, s’intersecano, si sovrappongono, ed è pressoché impossibile stabilire chi dei due vincerà perché le loro azioni scatenano una serie di eventi, talvolta programmati a tavolino, altre volte imprevedibili come l’entrata in scena di una “seconda Kira”, Misa Amane, la modella che ottiene il Death Note dallo shinigami Rem.
E’ la competizione tra Light e L a rendere l’opera dinamica e avvincente, nonché la loro caratterizzazione, sia psicologica che estetica.

L’anime resta fedele all’originale cartaceo fino all’episodio 25 dal titolo “Silenzio”: l’intero episodio si svolge con molte scene inedite atte a creare un’atmosfera che anticipa quel che accadrà, ossia il punto di svolta definitivo, il memorabile sconvolgimento di “Death Note”, così inaspettato durante la lettura del manga (piccola parentesi: ho letto e riletto quelle pagine perché non ci potevo credere! Che trauma O_O), qui invece riportati con un’ovazione e dei riferimenti religiosi che ho trovato eccessivi, inondati da un’inquietante tristezza. Dal venticinquesimo episodio in poi, la storia subisce grossi tagli dopo l’entrata in scena di Near e Mello; in fondo si tratta di tagli di poco conto; i momenti salienti restano. Qualche dettaglio è comunque stato recuperato grazie allo speciale film d’animazione “Death Note Rewrite 2: L’s Successors”, anticipato da “Death Note Rewrite: The Visualizing God”; entrambi sono dei riassunti della prima e della seconda parte della storia, continenti però nuove scene e alcune modifiche.

Dall’originale mente di Tsugumi Ohba, creatrice della storia (e dalla capacità di Takeshi Obata di tradurla in immagini con personaggi, luoghi e dettagli così realistici) di Death Note sono stati realizzati due light novel, ufficialmente riconosciuti: “Another Note: il serial killer di Los Angeles”, scritto da Nisio Isin, che racconta un precedente caso di L, quello in cui incontrò l’agente dell’FBI Naomi Misora, e“L change the “World”, scritto da “M”, che è un adattamento del film omonimo. Entrambi i libri sono editi in Italia da Panini Comics. Come accennato, sono stati realizzati anche dei film live action, usciti – ovviamente – solo nei cinema giapponesi: il primo film, “Death Note”, segue la trama originale discostandosi solo per l’aggiunta di un personaggio, Shiori, la ragazza di Light, e per la struttura basata sui flashback di Light, ora all’università, il seguito è “Death Note: the Last Name” e presenta un finale alternativo rispetto alla storia del manga, mentre l’ultimo film è il già citato “L change the World”, dove vediamo L alle prese con un caso inedito, e non aggiungiamo altro per non cadere in quello che è uno spoiler anche per la storia del manga.

Incredibile ma vero, è stato annunciato anche un musical di “Death Note”! Debutterà nell’aprile 2015 al Nissay Theatre di Tokyo, per poi essere replicato in altri teatri del Giappone e anche in Corea del Sud. Nell’aprile di quest’anno si è svolto a New York un workshop inerente al musical, questo probabilmente perché le musiche sono di Frank Wildhorn, compositore in quel di Broadway del musical “Jekyll & Hyde,” mentre ricordiamo che il produttore è Tamiya Kuriyama, recente vincitore della prestigiosa Japanese Medal of Honor, riconoscimento imperiale del governo Giapponese che, nel caso del fiocco viola come quello assegnato al sensei Kuriyama, corrisponde allo sviluppo, alla crescita e al talento in campo artistico.

Non potevano mancare i videogiochi, come lo strategico “Death Note Kira Game” per Nintendo DS sviluppato da Konami, dove il giocatore può scegliere se impersonare Kira o L in una serie di investigazioni, a cui segue “Death Note L o Tsugumono” e l’inedito prequel “L the Prologue to Death Note – Rasen no Trap –”. Neanche a dirlo, nessuno di questi giochi è uscito in Italia; in compenso, abbiamo l’esclusivo gioco di carte di Giacomo Santopietro pubblicato da Trofè, “Death Note: Investigation Card Game” (e la sapete una cosa? Io ce l’ho! ^^).

Il successo commerciale di “Death Note” non cambia quella che è la mia visione: per me quest’opera è un cult.
Ammiro la coraggiosa decisione dell’autrice di stravolgere la trama a metà manga: a qualcuno non è piaciuto e nemmeno io ho fatto i salti di gioia davanti a quel particolare evento, ma a conti fatti è servito per andare fino in fondo a quello che si voleva raccontare, mostrando un quadro completo di quello che può succedere quando si ha nelle mani uno strumento potente come il Quaderno della Morte; una lezione che apprendiamo anche sul finale, “da cult” nel manga, ma per cui non si può dire la stessa cosa nell’anime visto che manca quella sola, ultima tavola.

Da assoluta fanatica della serie continuerei a spendere altre mille parole su “Death Note”, ma magari ci saranno altre occasioni… non mi resta che darvi appuntamento al prossimo Jappo-articolo!

Valentina Bellettini