Recensione: “Debito d’onore” (2016) di A.P. Hughes

Lavinia PinelloDebito d'onoreConcentrata sul suo lavoro e protetta dalla gabbia di solitudine che ha scelto di costruirsi attorno, Asenath trascorre un’esistenza tranquilla nonostante le sue capacità sovrannaturali. Però, quando il fato la mette sulla strada di uno stupratore che ha già mietuto diverse vittime, il suo vero essere si risveglia. Inizia così a muoversi come la pedina di una partita già scritta e invoca l’aiuto di un vendicatore, ma il cacciatore si rivelerà presto più terribile della preda. Per annientarlo Asenath dovrà esplorare il suo potere e il proprio io, attingendo dalla pericolosa conoscenza di uomini e creature che vivono da troppo tempo in un mondo pieno di demoni.

Titolo: Debito d’onore | Autore: A.P. Hughes  | Anno di pubblicazione 2016 | Editore: Plesio | ISBN: 9788898585472 | Prezzo di copertina: 12€

Quando mi è stato segnalato questo libro, non ho pensato subito ad una possibile recensione, ho semplicemente desiderato leggerlo, potrei addurre migliaia di motivazioni a questo desiderio ma nessuna presa singolarmente sarebbe veritiera se non questa: ho desiderato leggerlo. Alcuni libri hanno una propria voce e vita, autonoma perfino da quella del loro creatore, chiamano, e vanno dove devono e quando devono. Forse è un caso che io abbia terminato di leggerlo il 25 novembre, giorno in cui si denuncia la violenza sulle donne e la violenza più in generale, forse è una serie di coincidenze o forse era il momento per “Debito d’onore” di fare sentire la sua voce attraverso la scrittura agile e snella del suo autore che mai, nemmeno in una sola pagina è tale da poter definire semplicistica, tutt’altro. Oltre alle apprezzatissime note a piè di pagina riguardanti i riferimenti storico/bibliografici utilizzati da A.P. Hughes, il libro è costellato da frasi profonde che impongono al lettore più di qualche riflessione, cominciando da se stesso.

I temi profondi, vengono allo stesso tempo stemperati ed esaltati nella scelta di esporli in un urban fantasy che ne apre la visione a un numeroso ventaglio di lettori, indipendentemente dal sesso o dall’età di questi, poiché se il libro inizia parlando della violenza, fisica e psicologica, subita dalle donne, scorrendo le pagine leggeremo anche di come le donne, a dispetto della loro apparente fragilità, possano operare la stessa violenza sugli uomini e di come questa violenza generi rabbia e il reiterarsi della violenza, perdendo se stessi e i propri sentimenti, diventando così demoni in balia di demoni. La rabbia verso se stessi che sfocia in rabbia verso l’altro da sé, qualunque cosa sia. La rabbia è il nutrimento dei Demoni, che qui sono ben personificati e descritti, ma in più di qualche riga l’autore avverte come ognuno abbia i suoi demoni da combattere e soggiogare. “Sono rabbia allo stato puro, forza e rabbia. Non ti possono nuocere in altra maniera, ma questo è sufficiente.” (Cit.) E il tempo non può nulla contro la rabbia, neppure nell’ipotesi che questo possa essere manipolato, fermato, reso eterno. Il tempo può cristallizzare la rabbia ma non farla cessare. Bisogna imparare a domarla, è questo il ruolo del tempo, una finestra in cui poter imparare, poiché se la rabbia è nutrimento dei demoni, d’altra parte è la fragilità più grave dell’essere umano.

Molti sono gli interrogativi che ci pone questa lettura: si può scegliere di subire un legame malato? Per quanto l’istinto di sopravvivenza della propria identità può consentirlo? E con quali conseguenze? L’autore dà magistralmente la sua visione in risposta a queste domande, ma appena risposto a queste se ne affollano altre, altrettanto pressanti e contraddittorie rispetto alle risposte appena ricevute: Può qualcuno scegliere di essere qualcosa di diverso da ciò che è manifestatamente la sua natura, decidendo più o meno consapevolmente di ignorarla fino a relegarla a un semplice gioco? Si può rinnegare ciò che si è, se non ci piace esserlo? Sì e no, allo stesso tempo. Il potere, la rivalsa, l’odio, perfino l’amore, come gabbia di mente ed animo, possono essere veicolate al raggiungimento di una nuova veste del sé, basta rimanere fedeli alla propria essenza più intima e rimanere o, in alcuni casi ritornare umani, deboli, fragili apparentemente, ma comunque più forti di qualsiasi strega o demone.

Una particolare menzione va alle belle ed eleganti illustrazioni interne realizzate da Fabio Porfidia e da Martina Ravaioli.

Molto interessante l’antefatto de “L’ira di Demetra” di Uberto Ceretoli

Lavinia Pinello