Recensione: “Fluke l’uomocane” (Fluke, 1977) di James Herbert

Antonio Ippolitoclip_image001Ogni volta che un autore di fantascienza s’avventura nel campo del soprannaturale si ricomincia a discutere se la narrativa di ispirazione occultistica appartenga al genere “fantascienza” o al genere “fantasy”. Non sappiamo se simili discussioni abbiano mai molto senso, ma ne hanno ancora meno nel caso di questo nuovo romanzo dell’autore di Nebbia, Il superstite, L’orrenda tana, La reliquia. Perché tutti i romanzi di James Herbert appartengono puramente, semplicemente e unicamente al genere “James Herbert”.

Titolo: Fluke l’uomocane | Titolo originale: Fluke, 1977 | Autore: James Herbert | Per le edizioni italiane clicca QUI | Per tutte le edizioni clicca QUI

James Herbert non si è occupato solo di famelici ratti mutanti o bambole assassine: non gli mancava una vena malinconica, che si vedrà appieno nel bellissimo “Nobody True” del 2004 (purtroppo uno dei suoi romanzi non tradotti in Italia), ma emerge già appieno in questo “Fluke” del 1977, comparso su Urania nell’81 poco dopo “L’orrenda tana” e “La reliquia”, ma di tutt’altro genere.

Non c’è horror, qui, e nemmeno fantascienza; se è un fantasy, è più che altro “weird”. Un uomo si risveglia nel corpo di un cane: nella sua mente i ricordi della cucciolata si alternano con rari lampi della sua vita umana. Come cane, è strano, proprio per la sua consapevolezza aggiuntiva, e al canile decidono di sopprimerlo: ma riesce a fuggire e a iniziare una vita libera ed errabonda con Rumbo, un altro cane che sembra essere qualcosa più di un cane, ma si irrita alle domande di “Fluke” (chiamato così in quanto sembra uno scherzo della natura). La vita canina è vissuta intensamente e permette di vedere gli umani da una visuale insolita e poco gratificante per questi ultimi.. incontra anche un ratto, anch’esso un inquietante “diverso”; vede a volte fantasmi di esseri umani; ma non riesce a sapere di più.

FLKJWJDBZM1978I flash della sua precedente vita umana ossessionano Fluke, convinto di vedere l’uomo che lo avrebbe ucciso e ora potrebbe minacciare la sua famiglia: quando Rumbo muore, coinvolto nei misfatti degli uomini, Fluke coglie l’occasione per partire alla ricerca della sua famiglia umana. Strada facendo imparerà l’ancor più libera e selvaggia vita della campagna. La vita è spesso difficile e gli umani incomprensibili, ma il nostro cane impara sempre dalle avversità. L’incontro con un tasso sapiente prima, e con la sua famiglia di origine poi, gli daranno molte sorprese, fino a quella finale. I dolori e le tragedie si stemperano in una forma di spiritualità, già accennata nel Superstite e più marcata in “Nobody True”.

Abbiamo insomma un Herbert sereno, che racconta la vita animale con intensa immedesimazione anche degli aspetti più.. indecenti per noi umani: a volte sembra di leggere “La collina dei conigli” di Richard Adams.. con in più queste sottotrame gialla e soprannaturale.

Dal romanzo è stato tratto anche un film nel 1996: https://it.wikipedia.org/wiki/Fluke_(film) .

Buona la traduzione in un italiano quasi letterario, adatto allo stile di Herbert; curioso che “The guv’nor” (soprannome di un malavitoso) diventi “il Boss”.

Peccato però che Urania perda il pelo, ma non il vizio: l’edizione è di 164 pagine, contro le 215 dell’originale; manca del tutto la prima parte della vita di Fluke, prima di arrivare al canile.

Antonio Ippolito