Recensione Horror: “Brucia Strega Brucia” di Abraham Merritt

Articolo di Serena Zulian Horrorvoto 90Brucia Strega BruciaMedico affermato, il dottor Lowell si trova davanti ad uno dei casi più strani che gli siano mai capitati: Ricori, noto uomo della malavita newyorkese, gli porta da visitare uno dei suoi tirapiedi, caduto all’improvviso in uno stato quasi comatoso. Sul viso, ha dipinta un’espressione di assoluto terrore.

Titolo: Brucia, strega, brucia | Titolo originale: Burn Witch burn! | Anno: 1932 | Autore: Abraham Merritt | Edizione: Editrice Nord – Collana Arcano n°3 (1971) | Pagine: 184 | Traduttore: Gabriele Tamburini

Questo romanzo si può a ragione inserire nel novero dei racconti gotici a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Gli elementi principali ci sono tutti: un evento inspiegabile, superstizione e – d’altro canto – un tentativo di spiegazione scientifica, miti e folklore che risalgono a molti secoli prima.

Peters, questo il nome del primo paziente di Lowell, è il punto di avvio che spingerà il medico verso strade che gli sono sconosciute e che soprattutto farà fatica ad accettare. Le notazioni più propriamente mediche si concentrano nella prima parte della narrazione, quando è ancora ben salda la convinzione che gli strani sintomi di Peters siano spiegabili scientificamente. Il medico si comporta come tale: ordina esami ed analisi del sangue, ma non nota nulla di sbagliato: Peters, che nel frattempo alterna espressioni di orrore a ghigni malefici, sembra in perfetta salute. Eppure, non si muove né parla: fissa soltanto con occhi inquietanti e vuoti, come se guardasse al contempo dentro e fuori di sé.

Ricori tiene molto al suo sottoposto, così lo assiste come meglio può fare: gli procura una scorta di guardia giorno e notte, con uomini fidati che stazionano davanti alla camera del malato e in strada, fa visite di persona e si informa di continuo sui cambiamenti del paziente.

D’altro canto, Lowell cerca pareri in altri medici affermati della città, e scrive loro lettere in cui descrive i sintomi di Peters, la strana decorrenza di quella malattia troppo particolare, ma tace sulle sue sensazioni, perché crede che a causa di esse il suo nome potrebbe essere deriso nell’ambito medico. C’è anche da dire che egli, narratore in prima persona della storia, usa pseudonimi per sé e per tutti i personaggi coinvolti: l’anonimato e la dignità personale prevalgono sul desiderio impellente di raccontare il bizzarro fatto.

Grazie alle sue lettere, Lowell scopre che sono esistiti casi analoghi, ma anche gli altri medici sono restii dall’esprimere in toto il loro parere: alcuni si fermano ad una breve scheda tecnica, altri si dilungano un po’ di più e, sebbene non ci credano fino in fondo, ridicolizzano le loro sensazioni di sovrannaturale.

Ciò nonostante, non si può spiegare tutto con la scienza e così i due protagonisti – Ricori prima, Lowell in un secondo momento – entrano in contatto con colei che sembra essere la responsabile del caso: Madame Mandilip, artigiana che crea bambole molto verosimili e le vende ai migliori acquirenti. Tutta la seconda parte della storia è incentrata su questa figura, suadente e scontrosa, misteriosa e inquietante. Lei e la sua aiutante avranno molto da spiegare a Lowell, che cerca ancora spiegazioni scientifiche per tutto quello che lo circonda: magia o semplice ipnosi? Non si può mettere in dubbio la maestria della donna nel creare bambole, modellate su uno scheletro di metallo, così ben curate da sembrare reali, ma davvero esse possono prendere vita? E perché una di esse è l’esatta copia di Peters?

burn witch burnMentre la storia avanza, il dottore e il malavitoso con tutta la sua squadra si ritrovano ad ipotizzare cosa può accadere, tentano in tutti i modi di prevenire le mosse di Madame Mandilip, sempre più accanita, e cercano di capire il funzionamento di quelle bambole misteriose. La scientificità di Lowell e la fede di Ricori vengono messe alla prova più e più volte, fino allo scontro diretto con la strega che, come dice il titolo del romanzo, deve bruciare come vogliono le leggende locali della terra natia di Ricori, il Sud dell’Italia. Egli, nel corso della narrazione, la chiama spesso con il termine italiano di strega, anche se non sa spiegare fino in fondo questa sua superstizione.

Oltre all’elemento magico, anche l’ipnosi fa la parte del leone: essa è la spiegazione che il dottore cerca di fornire a tutto quello che vede: suggestione ipnotica e post-ipnotica, ma non ci crede fino in fondo. Eppure, deve mantenere una parvenza di credibilità: che medico sarebbe, altrimenti, se si lasciasse andare alle fantasie più creative?

Come se lo stesso lettore fosse ipnotizzato da Madame Mandilip e dagli altri personaggi che si muovono come burattini (e il termine, in questo caso, è quanto di più azzeccato ci possa essere) nello scenario costruito da Merritt, egli non può fare a meno di staccare gli occhi dal libro: la storia scivola via pagina dopo pagina, quasi senza accorgersene, in un continuo di colpi di scena e ritrattazioni, ipotesi e verifiche.

Se ci si vuole estraniare dal mondo per qualche ora, questo libro è uno strumento adatto allo scopo.

Serena Zulian

Abraham MerrittL’AUTORE

Abraham Grace Merritt, noto con la firma di A. Merritt (Beverly, 20 gennaio 1884 – Indian Rocks Beach, 21 agosto 1943), è stato un giornalista escrittore statunitense.  Nato a Beverly in New Jersey nel 1884, si trasferì a Filadelfia nel 1894. Abbandonò il praticantato come avvocato per dedicarsi al giornalismo, prima come corrispondente e in seguito come direttore. Dal 1912 al 1937 è stato vice-direttore del The American Weekly, per poi diventarne direttore dal 1938 fino alla sua morte. La sua produzione letteraria fu poco più che un’attività di svago, e ciò spiega il numero basso di sue pubblicazioni. Merritt era uno dei giornalisti più pagati della sua epoca, basti pensare che nel 1919 guadagnava $25.000 all’anno, fino ad arrivare ai $100.000 all’anno sul finire della carriera. Il suo successo economico gli consentì di viaggiare molto, specialmente in Giamaica edEcuador, luoghi in cui possedeva delle abitazioni e dove poteva dedicarsi alla coltivazione di piante esotiche, tra cui orchidee e marjuana. Merritt si sposò due volte: la prima nel 1910 con Eleanore Ratcliffe, insieme alla quale adottò una bambina, la seconda nel 1930 con Eleanor H. Johnson. Nella sua casa di Hollis Park Gardens a Long Island accumulò collezioni di armi, sculture e maschere primitive raccolte durante i suoi viaggi. Inoltre, la sua personale biblioteca di libri dedicati all’occulto contava oltre 5000 volumi. Morì a causa di un attacco di cuore nel 1943 a Indian Rocks Beach (Florida), dove era solito trascorrere il periodo invernale. (Wikipedia)

Serena Zulian è la blogger di MyWor(l)dParole di Zu

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