Recensione: “Terra Draconis – Cronache dei Regni di Andrara” (2016) di Fabrizio Corselli

Lavinia ScolariDraconis“L’ira senza il fuoco è come una spada senza il braccio che la comanda”- Detto di un nano del fuoco di Esequin. Uar-Elleja strappa così dalla sua bella chioma argentata tre crini per poi sostituirli alle corde del proprio strumento musicale. Riprende posizione e, flessa sulle gambe, arpeggia le dita sui nuovi filamenti con la stessa delicatezza con la quale s’increspa la superficie d’uno stagno, producendo apparentemente nessun suono. Proprio con il silenzio risponde quella lira, ma un silenzio che all’udito della stirpe elfica risuona come tombale eco, prorompendo e sfociando in una rapsodia dalle tinte forti.

Autore: Fabrizio Corselli | Titolo: Terra Draconis – Cronache dei Regni di Andrara | Editore: BRIGANTIA EDITRICE  | Categoria: Romanzo – Fantasy, Epico  | Anno: 2016  | Mese: Maggio | Pagine: 217 | Prezzo: € 15,00  | Lingua: Italiano | ISBN: 9788898336210 | Collana: Portali | Formato: 15×21 Brossura

Di ciò quel mio fratello era ignaro, di quanto il potere

della parola fosse ben superiore alle altre forme d’arte.

(Estratto dal Cap. IV, La storia di Eluen e Belthragh – Persyvar, p. 50).

Difficile imporre un’etichetta definitoria all’ultima fatica di Fabrizio Corselli, Terra Draconis – Cronache dei Regni di Andrara, fresco di stampa per i tipi di Brigantia Editrice. Chi scrive ha già avuto modo di apprezzare l’autore per i suoi poemi a carattere epico mitologico [in particolare Drak’kast – Storie di Draghi (Edizioni della Sera, 2011) e Il Portatore di Corni – Saga dei Regni del Nord (La Mela Avvelenata Bookpress, 2014)] e per la sua spiccata sensibilità per la parola evocatrice. Questa volta la sfida cui Corselli si è sottoposto lo ha portato alla composizione di un’opera in prosa, una prosa ritmica e armoniosa, dal cui substrato trapela, come un fiume sotterraneo, l’attitudine dell’autore alla composizione in versi e al dettato poetico. Un’opera che sembra configurarsi quale unicum nel panorama letterario dal fantasy italiano (e non solo) e che può vantare come illustre modello formale Il Silmarillion di Tolkien.

Ma procediamo per gradi.

Che cos’è Terra Draconis?

Il Genere Letterario

Per ragioni presumibilmente editoriali, è classificato come un romanzo. Tuttavia, come accade alla maggior parte delle opere che coniugano sapientemente antico e nuovo, tradizione e innovazione, anche Terra Draconis partecipa a più di un genere letterario, dando vita a qualcosa di nuovo e originale, seppur nella continuità di fondo con un immaginario fantastico (e mitopoietico) caro alla scrittura dell’autore, in particolare Drak’kast, con cui condivide il tema draconico portante.

È dunque un romanzo? Sì e no: ha alcune categorie proprie del codice letterario del romanzo, ma non è un romanzo canonico. Se vi aspettate un “romanzo” classico, vi sbagliate.

È un’opera di narrazione? Sì, certamente. Ma anche di descrizione.

Corselli, nelle Note dell’autore che aprono il volume, propone per la sua storia la definizione di “fantasy mitopoetico, a metà tra corpus mitologico e opera storica”.

Se da un lato, infatti, la “materia” è propria del fantastico (il mondo draconico, nello specifico) con l’aggettivo “mitopoietico” Fabrizio ci dà il senso di un libro “che crea miti e racconti”. Poiéin, in greco antico, significa “fare”. È il verbo del fare creativo, quello tipico del poietés, “il poeta”, ma anche del “creatore”, “colui che fa”; e mythos è il “racconto efficace e autorevole”, la parola che fonda realtà, che crea un mondo.

Ed è quello che Fabrizio fa in Terra Draconis.

Proviamo a descriverne non tanto la trama (su cui torneremo), ma lo sviluppo letterario.

Trama e sviluppo letterario

Terra Draconis si articola in quindici parti (direi capitoli, ma il termine è impreciso), preceduti da un Preludio, Il Circolo delle Stelle, e seguiti da un epilogo, Il Canto della Luna.

Il Preludio ospita la cornice narrativa del libro, come accade per il Decameron di Boccaccio, o, meglio ancora, Le Mille e una Notte.

La storia inizia in medias res: incontriamo subito Uar-Elleja, una drakarin, un’elfa della Luna facente parte, cioè, di “coloro che danzano presso la corte dei draghi”. Una danzatrice, dunque, e una mistica incantatrice che, valicati i confini della valle di Elua, è in cerca di un’antica struttura eretta dai draghi, l’Envydal, il Circolo delle Tre Stelle. Con le sue arti mistiche e coreutiche, l’elfa riesce ad attivare la struttura, composta da tre anelli su cui sono incise mistiche rune, e a risvegliare Uthernak, la Voce dei Draghi, fonte di un sapere millenario riguardante le stirpi draconiche e il mondo di Andrara. Uthernak introduce così a Uar-Elleja i vari personaggi draconici che, in veste di illustri narratori, appariranno alla drakarin per narrarle, ciascuno secondo le proprie competenze e il proprio “tema”, la storia antica e gli aspetti reconditi del mondo dei Draghi, Andrara, per l’appunto:

«… i draghi gli diedero il nome di Andrara; in origine An-drak-ara, “il mondo dei draghi”. Nella lingua degli umani era invece conosciuto come Terra Draconis». (Estratto dal Cap. II, Eirinamar – Hylfir, p. 31).

Il Circolo di narrazione

Dunque, come nelle Mille e Una Notte, ci troviamo di fronte a una storia che si sviluppa a scatole cinesi, con racconti nel racconto, in una tecnica narrativa che Corselli definisce “circolo di narrazione”, in cui, nel susseguirsi dei capitoli, il succedersi dei narratori comporta anche il mutamento di registro tematico e, soprattutto, stilistico-formale. Ciascuna voce narrante racconta così, diverse storie e aspetti del mondo dei draghi con apparente immediatezza, in un fluire del ricordo che si configura simile a un libero flusso di coscienza. Qui, l’esperienza dell’improvvisazione orale, di cui Corselli è maestro, è palpabile. Ma non è l’unica cifra del romanzo.

I Draghi

Due sono i temi centrali di Terra Draconis: uno contenutistico e uno formale: il primo è senz’altro il mondo draconico, articolato su diversi piani. Notevole la ricchezza di stirpi e di figure di draghi: draghi veri e propri, maghi-drago, divinità-drago, elfi metamorfosati, draghi corridori, e, particolarmente affascinanti, i Keilar, gli alati elfi-drago dalle iridi affilate:

«Tempo addietro, quando ancora i draghi e tutte quante le creature vivevano fra loro in piena armonia, Adrafyr, un drago d’argento, concupì nelle forme metamorfosate di un elfo le principesse di tutti e quattro i regni di Andrara. Da tale unione nacquero i Keilar, gli elfi-drago» (Estratto dal Cap. X, La razza dei Keilar, gli elfi-dragoHarthelak, p. 114).

Ogni drago ha caratteri cromatici e identitari specifici, risponde a dei requisiti della sua stirpe, ha una sua storia e delle abilità peculiari. Certamente Corselli riscrive la simbologia e le tradizioni relative alla figura del drago nelle varie civiltà, ma in modo nuovo, costruendo le leggi coerenti del suo universo, secondo quanto suggeriva Tolkien in una celeberrima lettera:

«Lo scrittore di storie si dimostra un sub-creatore di successo. Inventa un Mondo Secondario in cui la mente può entrare. Al suo interno, quel racconto è vero: concorda con le leggi di quel mondo, tu perciò ci credi, mentre vi sei immerso».

Ed è ciò che accade con Terra Draconis.

La parola creatrice

Il secondo tema è quello della parola: la parola che crea, la forza creatrice del racconto e dell’affabulazione, come suggerisce il drago Hylfir quando descrive il Sirrel, una gara in cui gli sfidanti, nell’Adramak, l’Arena dei Cantori, improvvisano componimenti in grado di interagire – anche pericolosamente – con la realtà:

«Anche io vi partecipai un paio di volte, e impiegando canti e poesie taglienti come una lama. Bisogna stare attenti a queste composizioni, il cui tema interagisce pienamente con il destinatario come in un vivido sogno.

Pertanto, un canto che narra del fuoco può anche incenerire, così come quello che racconta di un artiglio di drago può lacerare del pari le carni di un guerriero che sta ad ascoltare. Questo è il potere di un drago». (Estratto dal Cap. III, I Regni di AndraraHylfir, p. 39).

La parola è dunque “agìta”, crea realtà e pericolo, regola la vita e la morte. Il potere del drago è anche il potere della scrittura e il viaggio conoscitivo e pratico della drakarin è anche il viaggio della narrazione.

I temi

Gli argomenti evocati sono i più vari: riguardano la nascita dei draghi e del loro mondo, a partire dal mito cosmogonico della prima sezione, “Erdrog, il dio drago”, e poi usi, costumi e società tribale di Andrara e delle varie stirpi draconiche, le strutture agonistiche, le tecniche magiche ed evocative, fino a trattare di storie antiche di amore e struggimento, come quella di Eluen, una sylar, una ninfa dei draghi, e Belthragh, un temenak, un drago nelle forme di un umano, il cui tragico amore è narrato in parte in forma di poema.

Ma l’amore non è l’unica relazione vigente tra i draghi e le altre creature.

C’è anche il tymàr, la pratica della condivisione del sapere fra draghi ed elfi, un processo empatico e spirituale che i draghi appresero dalla stirpe elfica e che consiste nella condivisione di ricordi, emozioni, in una crescita di consapevolezza individuale. Un’altra si situa all’interno del Drakordis, “la corsa di Draghi”, nella quale la casta degli incantatori, i drakahorner, in grado di parlare ai draghi e di domarli, gestiscono le gare tra i loro dramyst, i “draghi corridori”, esito dell’incantesimo metamorfico di draknyr:

«Conclusa la fase di trasformazione, il giorno successivo, il neo drago e il drakahorner si sottoponevano al potenziamento della propria empatia e dei propri sensi, in quanto l’incantatore, durante la gara, vede attraverso gli occhi del drago e sente come esso, la sua paura, i suoi timori, anche la sua ritrosia nel saltare un ostacolo; il drago è per il drakahorner un libro aperto» (Estratto dal Cap. XI, Il Drakordis e la tecnologia nyamar, – Eudrung, p. 145).

La Narrazione Figurativa

Il racconto è regolato con quella che è la seconda tecnica portante dell’opera, la narrazione figurativa, tramite la quale Corselli descrive con minuzia di dettagli ogni luogo, opera, oggetto del mondo che si para di fronte a Uar-Elleja e che lei stessa costituisce con la sua danza incantatrice. Si realizza così, nella prima parte del romanzo, una sorta di identificazione tra il lettore-fruitore e la danzatrice elfica, che ascolta i racconti dei narratori draconici (e dello stesso Uthernak) intervenendo con domande, richieste e sollecitazioni. Uar-Elleja si fa dunque portavoce attiva del lettore, contribuendo alla fluidità di un testo che possiede tutta la vivida immediatezza dell’oralità.

La ricchezza delle descrizioni fa sì che la struttura anulare sia descritta con una precisione quasi ekfrastica, cioè come in una ekfrasis (nell’antichità, un tipico brano poetico di descrizione di un’opera d’arte che si fa racconto iconico e narrazione insieme): le immagini si susseguono incalzanti e i narratori appaiono e scompaiono davanti all’occhio della mente di chi legge (e della stessa elfa della Luna):

«È un istante. Il volto grigio di Persyvar si scioglie in una miriade di serpi di fumo. Un liquefarsi rapido e terrificante che in poco tempo ha già saturato il terreno; sembra un fiume che trabocca» (Estratto da Cap. Il Draka e la figura del valimar Uthernak).

Il Piacere del Racconto e la ricerca linguistica

Quel che emerge dal libro è pertanto una scelta precisa: quella di prediligere il piacere del racconto e dell’affabulazione, del dialogo che si dipana in modo immediato, spontaneo e vivido, rispetto alla classica trama unica e lineare. È una scelta rivoluzionaria in un’epoca del romanzo “mordi e fuggi”, quasi “usa e getta”, scritto con uno stile spesso arido, o, in casi estremi, ai limiti del rispetto della grammatica, che si legge giusto per “sapere come finisce”. Non è questo il caso di Terra Draconis, non solo per la cura stilistica e narrativa, ma anche per il piacere della lettura che regala. È un libro che si legge e si fa rileggere. Un libro che aiuta a riscoprire il gusto solipsistico della lettura.

Il dettato è costruito con un intrecciarsi di fili rossi che l’autore tira insieme alla fine, in un colpo di scena rivelatore che, nell’epilogo (e già nel capitolo Rivelazioni) dà il senso del profondo lavoro di costruzione mitopoietica e di ricerca letteraria. Nulla è lasciato al caso, dall’invenzione del linguaggio, che sconfina nella ricerca etimologica e semantica, alla profondità della struttura e delle articolazioni sociali del Mondo dei Draghi.

Va infine dato risalto alla bella veste grafica e ai disegni di Antonio Nonnato, che impreziosiscono il volume, un dettaglio non frequente e di pregio. Terra Draconis, in conclusione, è un libro che restituisce al lettore il piacere tattile, affabulatorio e visivo della lettura, in piena coerenza con il suo progetto figurativo e immaginifico.

Lavinia Scolari

CorselliL’AUTORE

Nato a Palermo nel 1973, Fabrizio Corselli è scrittore di poesia a carattere epico-mitologico, saggista e promotore del progetto SAGA dal 2001. Cura diversi ulteriori progetti letterari e workshops e dirige laboratori sulla poesia orale e la tecnica di composizione poetica. Presso la C.E. Edizioni della Sera dirige la Collana Hanami di poesia haiku. Tra le varie pubblicazioni, è autore del primo poema fantasy italiano dal titolo Drak’kast – Storie di Draghi, Edizioni della Sera, 2011, della Saga – Prontuario di Epica fantasy (di cui è co-autore Gabriele Marchetti, GDS Edizioni, 2015), de Il Portatore di Corni – Saga dei Regni del Nord (La Mela Avvelenata Bookpress, 2014).