“Ultima oasi”: il nuovo romanzo fantasy di Alfonso Zarbo. In anteprima su TrueFantasy il secondo capitolo

Ultima OasiDalla nuova Gargoyle in libreria Ultima Oasi il romanzo di uno dei talenti più puri della fantasy italiana: Alfonso Zarbo.

Preparatevi a battaglie mozzafiato, scenari esotici e intrighi di potere che vi terranno incollati sino all’ultima pagina. Una divertente avventura fantasy che farà risuonare nelle vostre orecchie l’eco delle lame e il ruggito della tigre!

SINOSSI

Il sole rischia di esplodere. Per la prima volta, nel mondo, è la luce a fare paura. Il caldo si insinua negli stracci dei poveri e nelle corazze dei cavalieri, distrugge i raccolti, prosciuga mari e oceani. La luce strangola la speranza. Ultima Oasi, però, sopravvive. Striature di cenere vorticano nell’aria come in una selvaggia danza orientale: un vento nero avvolge l’ultima, preziosa città. Ma il suo destino, e quello del suo intero popolo, è nelle mani di due ragazzi. Arkan è un sedicenne. Vive nel deserto. In esilio. Non ricorda nulla della sua infanzia da principe a Ultima Oasi, non ha nemmeno avuto il tempo di viverla. Il suo obiettivo è difendere i confini dell’ultimo impero dai predoni. Alla morte del suo tutore, parte per Ultima Oasi: intende chiedere rinforzi e provviste a suo padre. Ad accompagnarlo, un tuareg dal muso lungo, una schiava giunta dal nulla e una tigre che lo segue ovunque. Tutti e tre nascondono un segreto. Dhaki ha sempre avuto quello che gli agi e l’influenza del padre potevano offrirgli: erede legittimo di Ultima Oasi, soldato addestrato e, presto, capitano nelle forze elette dell’impero. Ma qualcosa va storto. Forze ignote e intrighi di potere lo spingono a dubitare, a indagare. Quello che scopre cambierà drasticamente la vita di tutti. In un impero circondato dal vuoto, un assassino con un passato da principe e un principe con un passato da assassino dovranno affidarsi all’intuito e alla spada. Prima che sia troppo tardi.

Autore: Alfonso Zarbo | Titolo: Ultima Oasi | Editore: Gargoyle | Numero di pagine:  200 | Prezzo di copertina: 15,00€  | ISBN: 9788898172764

Di seguito vi proponiamo in esclusiva ARKAN il secondo capitolo del romanzo (Il primo DHAKI invece potete leggerlo su Fantasy Magazine)

ARKAN

«Così è arrivato». «Che cosa, Rashim?» «Il giorno in cui la vita ti porta via tutto». Arkan sollevò il mento in cerca dello sguardo del tuareg. Era cresciuto parecchio negli ultimi anni, ma Rashim lo superava ancora di almeno un palmo. I suoi occhi verdi spiccavano da un fitto intrico di rughe, fondendosi all’indaco lasciato sulla pelle dal turbante e dal velo della tagelmust. Arkan soppesò le parole del suo migliore guerriero con una smorfia divertita. «Ma noi non abbiamo niente», precisò mentre raggiungeva il margine del dirupo. Sulla cima del wadi, nel punto in cui le dune di sabbia nera incontravano la base rocciosa del deserto, era stato allestito un campo. Sopra le tende indugiava uno spesso drappo logorato dal vento. Il giovane sentì salire il calore alle guance prima ancora che il sole rivelasse i suoi tratti. Scacciò un rivolo di sudore dai capelli cortissimi e strinse le palpebre per mettere a fuoco il paesaggio. “Muso Lungo non ha poi tutti i torti”, pensò. Una fila di uomini si stava accalcando oltre la gola. Arkan li osservò: un’altra banda di predoni? Nonostante tutto rimanevano ancora in tanti, quelli con un ultimo brandello di coraggio e una lama nel pugno. Eccoli. Calavano nel wadi trascinandosi dietro pietrisco e nubi di polvere. Arkan sapeva che dalla parte opposta della gola, la propria, esisteva almeno un’ultima speranza di salvezza. «Cosa facciamo?», Rashim interruppe i suoi pensieri. «Aspettiamo». Il tuareg si fece scudo con la mano sugli occhi. «E se non fosse il solito pugno d’invasori?». Stava per dare sfogo ancora al malumore, ma il giovane lo anticipò. «Sono tutti uguali, Rashim: si sentono i signori del deserto e credono basti venire in molti per farci fuori. Non impareranno mai». «Le guerre non si vincono con le deduzioni. Meglio le lame». «Lame che vanno impugnate da uomini forti», s’impuntò Arkan. «E loro sono stanchi, sudati, assetati. Quanta acqua può essere rimasta là fuori?» «Saranno pronti a tutto». Rashim non intendeva dargliela vinta. «La follia è un’arma pericolosa quando non è rimasto niente. E poi noi siamo diventati troppo pochi. Ascoltami, andiamocene e chiediamo rinforzi a tuo padre!». Arkan ebbe uno scatto improvviso. Sul margine del wadi piombò il silenzio. Rashim sussultò. «Mi spiace, ragazzo. Io… ». «Ancora una battaglia». In Arkan il sarcasmo era sparito. «Ancora una, Rashim. Poi chiederemo i tuoi dannati rinforzi. Ma non darmi mai più del ragazzo». Rashim si toccò subito la fronte, la bocca e il cuore con la punta delle dita. «Come vuoi tu». «Piantala di adularmi e guarda». I predoni stavano avanzando in fretta. La luce s’incastonava nel ferro delle loro lance. Usando i bastoni come appiglio, sfidavano il dirupo con le tuniche intrise di sudore e lo sguardo di chi non ha più nulla da perdere. Cento passi, poi il fondo del wadi li accolse. L’uomo a capo del gruppo teneva la lancia in orizzontale per mantenere l’equilibrio. Mise il piede su una roccia larga e piatta, quindi rallentò fino quasi a fermarsi. Alzò una mano così da rassicurare gli altri, pronto al secondo passo. Aspettò. C’era qualcosa a terra: un luccichio inaspettato, come di una moneta. Una mano affiorò dalla sabbia e lo tirò giù. Il tempo di un battito di cuore e due palmi di metallo affilato spuntarono dalla sua schiena. Furono i compagni a gridare per lui. «Ci attaccano!». Mantelli neri generarono un’esplosione di sabbia. Poi comparvero le lame. La banda di predoni strinse forte le armi. Ma quando l’istinto di sopravvivenza ebbe la meglio sulla paura, gli assassini erano già tutti in piedi. Arkan sfidò il Vuoto con un sorriso d’orgoglio. Il pensiero correva già alla battaglia. L’ultimo pugno di assassini rimasto si dispose a mezzaluna sull’orlo del wadi: figure nere e snelle come alberi bruciati. Un uomo raggiunse Arkan, l’arco già in mano. «Siamo pronti, comandante». «Soltanto un attimo. Shakaria!». Due occhi di brace si fecero largo tra i sicari, striature gialle e nere sul muso bestiale. La tigre affiancò il proprio padrone e ruggì, terribile come una tempesta di sabbia. Arkan sollevò il pugnale ricurvo. «Affila i denti. Il deserto ci chiama!».

Alfonso ZarboL’AUTORE

Alfonso Zarbo vive a Lenno, sul Lago di Como. Ha cominciato a scrivere fantasy nel 2008 e non ha più smesso, trasformando questa passione nel suo lavoro. Ha scritto per «Fantasy Magazine» e curato collane e antologie per la piccola editoria. Sua la raccolta di racconti fantasy Schegge(Watson edizioni), illustrata da Paolo Barbieri. Ora gestisce i social network della collana Chrysalide ed è consulente sulla saga cult Il trono di spade per Mondadori. A questo affianca il lavoro come doppiatore.

http://alfonsozarbowriter.blogspot.it